Da quando mia figlia ha il diabete capita spesso, praticamente sempre, di incontrare qualche bambino che le chieda cosa è il microinfusore, quel cellulare dentro il marsupio.

Quando aveva due anni e mezzo le sue spiegazioni erano rudimentali: «c’è questo coso che si mette su questo coso, poi il mio papà mi mette il set, mi punge il dito con questo, e poi fa questo».

Praticamente i bambini non le rispondevano nulla perché rimanevano completamente spiazzati dalla sua spiegazione. Col passare degli anni, invece, il suo linguaggio si è raffinato e a momenti quasi lo spiega come fosse una dottoressa.

Ai bambini che l’ascoltano basta poco. Rimangono affascinati ma allo stesso tempo colpiti da quella specie di cellulare tant’è che, ho notato, tutti le chiedono sempre: «ma dove si compra?» - perché, nella loro incoscienza, lo vorrebbero anche loro.

A me piace quando i bambini le chiedono del microinfusore. Lo preferisco a quelli che vengono tirati indietro o interrotti dai genitori, come se chiedere del diabete fosse una cosa sconveniente.

I bambini possono capire e accettare tranquillamente anche ciò che è diverso da noi basta che noi genitori li lasciamo liberi di farlo.

Voi, che cosa ne pensate?

Scrivetemi la vostra storia.

Io vi racconterò la mia!

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